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Scioglimento ordinario e per atto d'Autorità
by Universo Coop. Percorsi    10/05/2004 21.37.22

SCIOGLIMENTO ORDINARIO E PER ATTO D'AUTORITA'

SCIOGLIMENTO ORDINARIO

Il nuovo art. 2545-duodecies c.c. prevede che la società cooperativa si scioglie per le cause indicate ai numeri 1), 2), 3), 5), 6) e 7) dell'art. 2484 c.c., nonchè per la perdita del capitale sociale.

Le cause di scioglimento sopra indicate, quindi, sono le seguenti:

1) per il decorso del termine;(1)(2)
2)per il conseguimento dell'oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, salvo che l'assemblea, all'uopo convocata senza indugio, non deliberi le opportune modifiche statutarie;(1)(3)
3) per l'impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell'assemblea;(4)(5)
5) nelle ipotesi previste dagli articoli 2437-quater e 2473;(1)(6)
6) per deliberazione dell'assemblea;
7) per le altre cause previste dall'atto costitutivo o dallo statuto.

A tali cause sono da aggiungere la perdita del capitale sociale(7) e il venir meno del numero minimo dei soci per un periodo superiore a un anno(8).

Le cause di scioglimento operano di diritto e il loro accertamento ha un mero effetto dichiarativo risultando opponibili ai terzi dal compimento delle formalità pubblicitarie ossia da quando, ai sensi dell'art. 2449 c.c. la delibera dell'assemblea (in caso di scioglimento anticipato) o dal Consiglio di Amministrazione (negli altri casi) è depositata e iscritta nel Registro delle Imprese. 

SCIOGLIMENTO PER ATTO D'AUTORITA'

Lo scioglimento per atto d'autorità è disposto ai sensi del nuovo art. 2545-septiesdecies del codice civile.

L'autorità di vigilanza, in base all'articolo in esame, può procedere allo scioglimento delle cooperative anche quando queste non si trovano in stato di insolvenza ma versano in una delle seguenti ipotesi:

- non perseguono lo scopo mutualistico;
- non sono più in condizione di raggiungere gliscopi per cui sono state costituite;
- per due anni consecutivi non hanno depositato il bilancio annuale;
- per due anni consecutivi non hanno compiuto atti di gestione

A tali cause è da aggiungere la disposizione transitoria di cui al nuovo art. 223-septiesdecies, disp. att. cod. civ., in base alla quale, entro il 31 dicembre 2004 gli enti cooperativi che non hanno depositato i bilanci di esercizio da oltre cinque anni, qualora non risulti l'esistenza di valori patrimoniali immobiliari, sono sciolti senza nomina di liquidatore con provvedimento dell'autorità di vigilanza da iscriversi nel registro delle imprese.

FASE DI LIQUIDAZIONE

Le cause di scioglimento, per le peculiari caratteristiche operative, appaiono classificabili in tre tipologie:

1. cause che derivano dall'espressione della volontà dell'assemblea (es. scioglimento anticipato);

2. cause che hanno origine interna alla società e operano autonomamente (es. la perdita del capitale sociale, la perdita del numero minimo dei soci);

3. cause che hanno origine esterna alla società (es. la liquidazione per provvedimento dell'autorità governativa).

Le prime due tipologie, ovvero quelle dipendenti dalla volontà dell'assemblea e quelle che hanno origine interna alla società comportano sempre l'avvio della fase di liquidazione e la relativa nomina dei liquidatori.

La fase della liquidazione è invece discrezionale nell'ipotesi che essa sia adottata per provvedimento dell'autorità governativa secondo le disposizioni dell'art. 2545-sptiesdecies.

In particolare la liquidazione potrà non aver luogo se l'autorità di vigilanza dietro verifica dello stato dei fatti e sulla scorta di approfondite informazioni, è in grado di determinare, anche in relazione all'interesse pubblico, che l'estinzione della persona giuridica non comporta nocumento e pregiudizio all'interesse di soci e di terzi.

Per quanto riguarda lo scioglimento delle cooperative che non hanno depositato bilanci oltre cinque anni, da effettuare entro il 31 dicembre 2004, lo stesso art. 223-septiesdecies dispone che, entro il termine perentorio di 30 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (dell'avvenuto scioglimento senza nomina di liquidatore) i creditori o gli altri interessati possono presentare formale e motivata domanda all'autorità governativa, intesa ad ottenere la nomina del commissario liquidatore.

SCIOGLIMENTO ORDINARIO E OBBLIGHI DEGLI AMMINISTRATORI

Gli amministratori devono:

- accertare, con propria deliberazione, la causa di scioglimento nei casi di cui ai precedenti punti 1, 2, 5 e 6;

- provvedere al deposito, per l'iscrizione nel Registro delle Imprese, della suddetta deliberazione, ovvero del decreto del Presidente del Tribunale (nel caso del punto 3), ovvero della deliberazione dell'assemblea straordinaria (nel caso del punto 4: entro 30 giorni), o infine del provvedimento dell'autorità governativa o della sentenza dichiarativa di fallimento (nei casi del secondo comma dell'art. 2448: entro 15 giorni);

- astenersi dall'intraprendere nuove operazioni ( in mancanza essi sono personalmente responsabili in modo illimitato e solidale per le obbligazioni assunte);

- convocare l'assemblea entro 30 giorni per avviare il procedimento di liquidazione (nomina dei liquidatori ed attribuzione dei relativi poteri);

- conservare i beni sociali fino alla loro consegna ai liquidatori;

- consegnare i beni e i documenti sociali ai liquidatori e presentare ad essi il conto della gestione relativo al periodo successivo all'ultimo rendiconto;

- devono redigere insieme ai liquidatori l'inventario dal quale risulti lo stato attivo e passivo del patrimonio sociale che deve essere sottoscritto da entrambi, amministratori e liquidatori.

PROCEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE

La liquidazione si avvia con la nomina dei liquidatori. La nomina dei liquidatori spetta all'assemblea che delibera con le maggioranze prescritte per l'assemblea straordinaria. In caso di impossibilità di funzionamento e di continuata inattività dell'assemblea o quando la maggioranza prescritta non è raggiunta, la nomina dei liquidatori è fatto con decreto del Presidente del Tribunale su istanza dei soci, degli amministratori o dei sindaci (art. 2450 c.c.).La delibera assembleare va  depositata nel Registro delle Imprese.

In tema di ineleggibilità e decadenza dei liquidatori, si applica per analogia quanto statuito per gli amministratori (art. 2382 c.c.): non possono essere nominati gli interdetti, gli inabilitati, i falliti o coloro che sono stati condannati ad una pena che importa l'interdizione dei pubblici uffici o l'incapacità ad esercitare uffici direttivi; sono naturalmente esclusi i minori.

Per la nomina dei liquidatori dovrebbe prevalere il criterio della competenza, scegliendo i liquidatori tra gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, degli avvocati, dei procuratori legali e dei ragionieri.

Ai liquidatori compete una posizione analoga a quella degli amministratori; essi sono revocabili dall'assemblea con le maggioranze prescritte per l'assemblea straordinaria o, quando sussiste una giusta causa, dal Tribunale su istanza dei soci, dei sindaci o dal pubblico ministero; sono assoggettati al regime dei liquidatori delle società semplici che a sua volta rinvia a quello degli amministratori (artt. 2276 c.c. e ss), sia sotto il profilo dei poteri che degli obblighi e delle responsabilità (art. 2452 c.c.)

Durante la liquidazione gli altri organi sociali continuano ad esistere ed a svolgere le rispettive funzioni (art. 2451 c.c.).

L'attività economica programmata dall'atto costitutivo, durante la liquidazione, resta esclusa; in alcuni casi, tuttavia, è necessario che essa prosegua allo scopo di evitare che il patrimonio aziendale sia danneggiato dalla totale cessazione dell'attività (si pensi alla necessità di conservare il valore di magazzino, l'avviamento dell'azienda, la manutenzione dei beni strumentali, ecc).

L'obiettivo finale della liquidazione è quello di trasformare in denaro i beni compresi nell'attivo patrimoniale e soddisfare con il ricavato i creditori sociali.

Soltanto al termine di queste fasi essenziali, sarà possibile procedere alla redazione del bilancio finale di liquidazione ed alla sua approvazione da parte dell'assemblea. Sulla base del bilancio finale sarà effettuato il rimborso ai soci del capitale sociale da essi conferito, al suo valore nominale eventualmente rivalutato ai sensi dell'art. 7 legge n. 59/92. L'ordine di successione del rimborso è tassativo ed è fissato dall'art. 2280 c.c. (richiamato dall'art. 2452).  

Se l'attivo patrimoniale non risulta sufficiente a soddisfare l'insieme delle obbligazioni sociali, per le cooperativa a responsabilità illimitata o sussidiaria, ed esclusivamente nell'ambito delle procedure di liquidazione coatta amministrativa e di fallimento, troverà applicazione l'art. 2541 c.c. (ai soci potrà essere richiesta l'effettuazione di versamenti aggiuntivi nei limiti della rispettiva responsabilità. Successivamente alla chiusura della liquidazione i creditori sociali rimasti eventualmente insoddisfatti potranno rivolgersi direttamente ai soci, sempre nei limiti della rispettiva responsabilità.

Le somme residue, rispetto a quanto dovuto ai soci, sono destinate, ai sensi dell'art. 11 della legge n. 59/92, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

La parte dell'attivo corrispondente alle riserve indivisibili, sempre che sia presente, dovrà essere devoluto in modo disinteressato a scopi di pubblica utilità (art. 26, lettera c), legge Basevi), oppure, per le cooperative aderenti alla Associazioni di rappresentanza, ai Fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

E' ammissibile che il liquidatore possa deliberare l'adesione ad una associazione al fine di destinare il patrimonio residuo ai fondi mutualistici di detta associazione.

Decorso il termine di tre mesi senza che ci siano stati reclami, il bilancio si intende approvato e i liquidatori, salvo i loro obblighi relativi alla distribuzione dell'eventuale utile del bilancio di liquidazione, sono liberati di fronte ai soci.

Le somme spettanti ai soci, non riscosse entro tre mesi dal deposito del bilancio finale di liquidazione, a norma dell'art. 2453 c.c., devono essere depositate presso un Istituto di credito con l'indicazione del cognome e nome del socio.

Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal Registro delle Imprese.

Compiuta la liquidazione, i libri della società devono essere depositati e conservati per 10 anni presso il Tribunale.


(1) Accertata con delibera del Consiglio di Amministrazione. Gli amministratori entro 30 giorni dall'accertamento devono convocare l'assemblea dei soci; non possono intraprendere nuove operazioni; in caso contrario, divengono illimitatamente responsabili.Ai sensi dell'art. 2407 c.c. la responsabilità per il comportamento inerte degli amministratori si estenderà anche ai sindaci qualora gli stessi non abbiano vigilato provvedendo in surroga all'organo gestoreo alla convocazione dell'assemblea.

(2) L'assemblea straordinaria convocata per deliberare lo scioglimento della cooperativa può rimuovere la causa di scioglimento: ad es. prolungando la vita sociale o modificando la durata. Se invece l'assemblea straordinaria non ne modifica i presupposti dovrà deliberare in merito alla sua messa in liquidazione e nominare i liquidatori.

(3) L'impossibilità sopravvenuta del conseguimento dell'oggetto sociale, può dar luogo allo scioglimento della società secondo le regole fissate dal c.c. per le S.p.A.. ma può anche essere causa di scioglimento coatto per decisione dell'autorità di controllo ex art. 2544 c.c.
Riconducibile a questa ipotesi di scioglimento è il caso della revoca dell'autorizzazione amministrativa dello svolgimento dell'attività: ad es. le cooperative sociali e quelle che gestiscono il c.d. lavoro interinale.

Qualora la cooperativa voglia evitare la liquidazione dovrà convocare l'assemblea straordinaria per modificare il proprio oggetto sociale.

(4) Accertata con decreto del Presidente del Tribunale su istanza dei soci, degli amministratori o dei sindaci.

(5) I soci, possono, con le maggioranze necessarie, decidere di sciogliere anticipatamente la società onde evitare la procedura di liquidazione coatta disposta dall'autorità di controllo. La regola che emerge è quella della prevenzione nel senso che la procedura da eseguirsi sarà necessariamente quella adottata per prima. In questa logica è stato ritenuto illegittimo il provvedimento governativo di scioglimento di una cooperativa quando questa risultava già sciolta a seguito delibera assembleare non impugnata.

(6) Il contratto sociale può contenere specifiche cause di scioglimento oltre a quelle indicate dalla legge. La prassi statutaria ci ha consegnato una casistica che, in linea di massima, costituisce una specificazione o derivazione delle cause legali di scioglimento.

(7) Si tratta di una causa di scioglimento che, a differenza delle precedenti, è espressamente menzionata nell'art. 2539 c.c. in deroga al contenuto dell'art. 2448 c.c. richiamato.Si ricorda che a causa della variabilità del capitale sociale e della mancanza formale di un capitale minimo, si ritiene non possa trovare applicazione nella cooperativa la disciplina della riduzione del capitale contenuta negli articoli 2446 - 2447 c.c. anche se non sono mancate opinioni difformi. In ogni caso la formula adottata dalla norma è unanimemente interpretata nel senso che solo la perdita integrale del capitale possa essere considerata causa di scioglimento. Siffatta conclusione non deve peraltro far dimenticare che in determinati settori cooperativi, come quello del credito, sia richiesta l'esistenza di un capitale minimo; in tal caso la perdita del capitale al disotto del minimo si configura sicuramente come causa di scioglimento, anche se in tale circostanza, per analogia, potrebbe trovare applicazione la norma sul numero minimo dei soci che concede un anno di tempo per ripristinare il numero previsto dalla legge. 

(8) Si tratta di una causa di scioglimento che si aggiunge a quelle previste dal codice, trovandosi disciplinata all'art. 22 della c.d. legge Basevi.. L'articolo in questione pretende che i soci cooperatori (esclusi i sovventori) siano almeno nove, salve le previsioni per alcuni tipi di cooperative come quelle del credito che fissa a 200 il numero minimo, o la piccola società cooperativa che fissa a tre il numero minimo.

Qualora il numero dei soci cooperatori scenda oltre il livello minimo e non venga reintegrato nell'anno, si verifica una causa di scioglimento. Da osservare che in caso di inezia dei soci siffatta fattispecie giustificherà un provvedimento coatto dell'autorità di controllo (art. 2544 c.c.).

Un'ipotesi analoga di scioglimento si può verificare anche qualora il voto dei soci sovventori superi il limite fissato per legge di un terzo e nell'anno non venga ripristinata tale proporzione.

 





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