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Cooperative femminili
by Universo Coop. Percorsi    04/04/2004 19.30.46

Cooperative femminili

Il riferimento normativo per le cooperative femminili è la legge 25 febbraio 1992, n. 215; tale normativa concede particolari agevolazioni fiscali e contributi finanziari alle iniziative intraprese in tema di imprenditoria femminile, anche sotto forma di società cooperativa.

In tali cooperative, dovranno essere poste in risalto per quanto possibile, quelle particolari caratteristiche che vengono ritenute idonee ad evidenziare la promozione di "attività d'impresa femminili", primo fra tutti la composizione personale delle società che dovrà essere obbligatoriamente in prevalenza femminile.

La legge non dispone nulla a proposito del funzionamento di tali cooperative, pertanto, devono ritenersi possibili tutti gli eventuali rapporti sociali, economici e giuridici che sono connessi con l'integrazione di simili cooperative con quelli aventi finalità diverse (ad esempio tra cooperative femminili e cooperative sociali).

Il legislatore ha emanato norme incentivanti senza ritenere di doversi preoccupare di accompagnarle con particolari regolamentazioni, ritenendo che le norme già esistenti fossero sufficienti a permetterne l'effettivo inserimento nel tessuto sociale ed imprenditoriale.

L'operatività della legge n. 215/1992 è stata definitivamente raggiunta con l'emanazione del decreto del Ministero dell'industria 20 dicembre 1996 che stabiulisce i criteri per la selezione delle domanda di agevolazione per la promozione di nuova imprenditoria femminile.

Il criterio di valutazione utilizzato dal decreto si basa su 9 elementi caratgteristici per le domande di nuova imprenditoria e su 5 per i corsi di formazione imprenditoriale e per i servizi di consulenza e assistenza.

Il sistema si base sull'attribuzione di un punteggio, variabile secondo le caratteristiche del progetto presentato. La somma finale dei punti ottenuti formerà un'oggettiva graduatoria.

I nove elementi considerati dal decreto per la valutazione delle domande sono:

1) composizione della compagine sociale, con punteggio a scalare a seconda della minore incidenza della partecipazione femminile;

2) tipo di attività proposta: Sono considerate agevolabili le iniziative assolutamente nuove, l'acquisto di attività preesistenti e la fornitura di servizi reali;

3) nuova occupazione prevista;

4) rapporto tra investimenti previsti e nuova occupazione. Minore sarà l'investimento necessario, maggiore è il punteggio aggiudicato;

5) stato di realizzazione del progetto. Minore è lo stadio di avanzamento della realizzazione, maggiore è il punteggio assegnato;

6) importo delle spese previste. Minore è la spesa prevista, maggiore è il punteggio assegnato. Sono previste due diverse graduatorie a seconda della tipologia del progetto, per nuova imprenditoria o per acquisizione di servizi reali;

7) predisposizione del progetto alla realizzazione;

8) collegamento del progetto a programmi di sviluppo regionale;

9) proiezione extraregionale e extranazionale dell'attività prevista.

I cinque elementi caratteristici considerati per la selezione delle domande relative ai corsi di formazione imprenditoriale ed ai servizi di consulenza ed assistenza sono i seguenti:

1) esperienza del soggetto nel settore;

2) tipo di attività proposta. I corsi di formazione sono considerati più meritevoli rispetto all'assisteza ed alla consulenza,

3) contenuto del progetto. Si preferiscono i corsi di formazione che danno concrete possibilità di inserimento in azienda e i servizi di consulenza ed assistenza che garantiscano l'affiancamento formativo per i periodi più lunghi del programma stesso;

4) predisposizione del progetto alla realizzazione;

5) collegamento con specifici programmi di sviluppo regionale.

Tra le regioni che per prime hanno legiferato in merito alla legge n. 215/1992 sono state la Regione Abruzzo e la Regione Lazio.

La Regione Abruzzo ha emanato, in data 22 dicembre 1995, la legge regionale n. 143, intitolata: "Interventi per la promozione di nuove imprese e dell'innovazione per l'imprenditoria femminile".

Secondo tale legge regionale, la cooperativa per usufruire delle agevolazioni dovrà essere formata per i due terzi da donne e comunque il numero massimo di addetti non può superare le 50 unità. La residenza legale, operativa ed amministrativa dell'azienda dovrà essere localizzata nella regione e le società, di servizi o di produzione, dovranno presentare caratteristiche innovative nel prodotto, nel processo operativo o nel modello organizzativo.

Ogni azienda di produzione verrà ammessa al beneficio di:

a) 100 milioni di lire di contributi in conto capitale (  51.645,70);

b) 60 milioni di lire di contributi in conto esercizio (  30.987,41);

c) 40 milioni di lire di contributi per la formazione (  20.658,28).

La somma dei vari contributi non può comunque superare i 150 milioni di lire ( 77.468,50).

Per le aziende che hanno come oggetto l'attività di fornitura di servizi, l'ammontare massimo del contribto disponibile è pari al 50% di quanto previsto per le imprese di produzione, tenuto conto che la somma complessiva di tali contributi non può superare gli 80 milioni di lire (  41.316,55).

La Regione Lazio è intervenuta per diffondere e consolidare l'imprenditoria femminile con l'emanazione della legge regionale n. 51/1996.

La tipologie delle spese ammissibili ricomprende anche le spese strutturali d'esercizio e di formazione e l'agevolazione erogata incontra il limite del 20% della spesa ammissibile qualora l'azienda operi in aree definite a declino strutturale dall' U.E., mentre l'erogazione prevista per il restante territorio regionale non potrà superare il 15% della spesa ammissibile.

Tutte le domande di erogazione di contributi, comunque, dovranno essere corredate da un approfondito progetto, detto piano di fattibilità, che metta in evidenza le eventuali innovazioni di processo o di prodotto, le tecnologie utilizzate, il sistema di disgtribuzione ed il prezzo finale evidenziando la sua convenienza.

Le novità introdotte dalla legge regionale del Lazio riguarda il campo della formazione. L'aiuto corrisposto, in questo caso, arriva fino al 50% degli oneri sostenuti da imprese od ordini professionali, nel limite massimo di 30 milioni di lire (  15.493,71) a condizione che i corsi di formazione imprenditoriale e i servizi di consulenza ed assistenza tecnica e manageriale svolti siano riservati alle donne per una quota non inferiore al 70% dei partecipanti.

A favore dell'imprenditoria femminile devono essere registrate anche le iniziative di carattere europeo. Fra queste viene segnalato il programma a favore delle "Iniziative locali occupazionali (ILO)" in grado di offrire alle donne neo imprenditrici efficaci azioni di sostegno. Si tratta di contributi finanziari all'avviamento di imprese, anche cooperativistiche, che creino nuova occupazione femminile. In particolare appare maggiormente favorita la creazione di nuovi posti di lavoro femminili nelle categorie soggette a maggiore emarginazione: reinserimento lavorativo di disoccupate, ragazze madri, donne appartenenti a minoranze etniche, portatrici di handcap. ecc.

 





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